martedì 4 settembre 2007

PRIVACY - La maggiore preoccupazione dei grandi motori di ricerca.

Le problematiche relative ai dati privati sono aumentate negli anni, quanto la crescente diffusione di Internet. Attualmente i provider dei motori di ricerca sono combattuti tra la necessità propria di usare le informazioni private dell'utente e le preoccupazioni da parte dei consumatori riguardo all'uso fatto dei dati in questione. Un fenomeno importante, di dimensione globale, che richiede regole condivise su scala planetaria. La Commissione Europea e la Federal Communication Commission negli Stati Uniti ci stanno pensando da tempo. Proprio le protagoniste del mercato avrebbero l'interesse a varare un codice di autoregolamentazione che offra maggiori garanzie agli utenti, ma che permetta loro di proseguire nella redditizia gestione della raccolta dati, legata alle ricerche online. Dati privati usati per migliorare la qualità dei loro servizi e per suggerire pubblicità mirate. Regole che potrebbero provocare un rallentamento degli investimenti pubblicitari, che rappresentano ora il 40% del fatturato totale delle stesse aziende. Che si siano mossi tutti allo stesso momento non è affatto casuale. La Ask.com, quarto motore di ricerca nella classifica mondiale, prende a cuore il tema svelando un tool, residente sui server dello stesso motore, che non immagazzina né i dati dell'utente né i termini di ricerca utilizzati, lasciando agli utenti la decisione di cancellare i propri dati in qualsiasi momento, di chi invece non farà esplicita richiesta di anonimato si conserverebbero i dati per non più di 18 mesi. La stessa politica di Microsoft, con effetto immediato e retroattivo. I due colossi del campo, in collaborazione, sveleranno anche un piano globale, per definire degli standard comuni a tutti gli operatori del settore. Una mossa che servirà anche per contrastare il nemico comune Google che, con l'acquisizione di DoubleClick, si prepara a divenire leader nel settore pubblicitario. Pur gettando nuovi sospetti, Google comunica un proprio "simbolico" impegno per la privacy, assicurando un'auto-estinzione dei cookies dopo 18 mesi di non-utilizzo del motore; misura puramente simbolica se si considera l'alta frequenza di utilizzo del portale, perché così facendo i cookies perpetrano la propria durata di volta in volta con l'utilizzo stesso del motore. I concorrenti non hanno perso tempo. Entro la fine del mese, Microsoft dovrebbe chiudere una simile operazione d'acquisto comprando aQuantive - rivale di DoubleClick - e Yahoo! ha annunciato che acquisterà l'80% di RightMedia. Quella che all'apparenza è una corsa al perfezionamento del servizio, per un miglior impatto con l'utenza, in realtà sembra rivelarsi come la più accesa delle sfide di mercato tra i più grandi motori di ricerca. Quanto a Yahoo!, numero due del settore alle spalle di Google, prevede il mantenimento dei dati per 13 mesi (cinque in meno rispetto ai due rivali) tenendo anonimi i percorsi di ricerca - a parte quei casi in cui lo stesso utente chieda altrimenti o che le informazioni vengano chieste dalle forze dell'ordine per "indagini di processo".

L'attuale mosaico di protezione dati e le spiegazioni differenti fornite dalle aziende stesse crea molta confusione tra gli utenti. Una maggiore definizione dei vari intrecci e delle regole sarà presa nel mese di settembre.

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